Siamo all’indomani delle elezioni politiche italiane. Come si comporterà l’Italia, una volta formato un esecutivo, di fronte alla direttiva dell’Europarlamento sul salario minimo? Andiamo per gradi. Qualche giorno fa, il Parlamento Europeo approvava, infatti, la direttiva che introduce, nell’Unione europea, il famoso e tanto discusso Salario Minimo, argomento tanto caro alla CONFEDERAZIONE ITALIANA LAVORATORI che, a dicembre dello scorso anno, ne organizzava un convegno con illustri relatori, politici e parti sociali.  Gli obiettivi principali della direttiva europarlamentare: il lavoro deve tornare ad essere remunerato; bisogna garantire un livello di vita decente ai lavoratori; bisogna imporre maggiore trasparenza circa lo stipendio.  Il testo assume una notevole importanza in un contesto fortemente inflazionato, minato dalla crisi energetica. Tuttavia, nel concreto, il Parlamento Europeo con la sovra -citata direttiva che, dovrebbe essere approvata anche dal Consiglio Europeo, non “costringe” i Paesi membri che non hanno il salario minimo nella loro legislazione.  L’Italia è uno degli Stati membri che non ha una disciplina sul salario minimo ma si basa sulla contrattazione collettiva. Di conseguenza ciò che auspica la CONFIL è : o l’introduzione del salario minimo in questione in linea con l’Europa oppure  il rafforzamento della  la contrattazione collettiva a livello settoriale ed interprofessionali affinchè diventi strumento proficuo (con il rafforzamento) per determinare salari minimi adeguati attraverso nuove regole.  In conclusione: una volta raggiunta l’approvazione definitiva del Consiglio Europeo, i 27 Stati membri, avranno due anni di tempo per conformarsi alla direttiva.  

DURANTE ANNA MARIA CRISTINA  

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