L’approvazione, a sorpresa, di un nuovo ammortizzatore pensionistico che permetta di andare in “pensione anticipata di tre anni” (o fino a tre anni), significa che il Governo sa che vi è la necessità urgente di tentare di riformare/ modificare l’attuale sistema pensionistico o alcune parti di esso, per agevolare le uscite dal lavoro, soprattutto per alcune categorie di lavoratori ed inserire nuove leve.

Stanziati nuovi fondi per la Sanità / Forze Armate ed approvvigionamento materie prime, la possibilità economica di farlo non sarà possibile per tutti i lavoratori. Quindi si darà il via ad una nuova soluzione tampone o soluzione ponte, o soluzione ammortizzatore, a metà tra Stato e Aziende (imprese piccole e medie in crisi).

Il nuovo ammortizzatore pensionistico, come denominato, con la finalità (ai lavoratori   dipendenti) di uscire prima dal mondo del lavoro, fino a tre anni, nasce da una necessità: un inizio, seppur acerbo, della Riforma pensioni 2023 prospettata dal Governo, dal ministero dell’Economia, dal ministero del Lavoro, dai Sindacati e dalle parti sociali.

Non sono disponibili, stante alle dichiarazioni del Governo, (all’atto /al momento dello scrivente) le risorse economiche necessarie per la definizione di una Riforma delle Pensioni con la R maiuscola, ovvero strutturale, forte, portante, per una serie di fattori: l’attuale andamento dell’economia italiana, l’inflazione, il caro prezzi materie prime, il post Covid, il conflitto Ucraino. Di contro, però, vi è l’esigenza impellente di mandare in pensione molti lavoratori, al fine di dare ai giovani la possibilità di un posto di lavoro stabile.  Ad onor del vero, qualche settimana fa, il ministro del Lavoro, aveva spiegato che, mancando le risorse economiche, la riforma sarebbe stata molto a scapito dei lavoratori marcando il “taglio” contributivo integrale o quasi dell’assegno finale pensionistico. La nuova uscita pensionistica anticipata sta a significare che lo Stato riconosce la necessità di una riforma delle pensioni per un processo di ringiovanimento dell’organico delle aziende ed è stata approvata in tempi ristretti perché, pur garantendo la possibilità di “uscita” prima, pesa relativamente poco sulle risorse pubbliche e perché interessa una determinata platea di lavoratori: i dipendenti privati.  La platea è costituita da imprese che occupano mediamente tra i 15 ed i 250 dipendenti, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni oppure il cui bilancio annuo non supera i 43 milioni. Il requisito è aver subìto una diminuzione media del fatturato nei 12 mesi antecedenti la richiesta, di almeno il 30%, rispetto alla media del fatturato dell’anno 2019. L’altra condizione è la firma di un accordo aziendale. Come supporto, è prevista   una copertura di 150 milioni per il 2022 e di 200 milioni per 2023 e il 2024. E’ bene sottolineare che l’ammortizzatore pensionistico è assegno provvisorio. Il nuovo ammortizzatore pensionistico permette o permetterà di andare in pensioneprima nel 2022, 2023 e 2024, percependo una indennità di importo quasi pari alla pensione fino al raggiungimento dei normali requisiti per andare in pensione. La domanda per andare in pensione anticipata di 3 anni, per dipendenti di imprese in crisi, deve essere presentata all’Inps dall’azienda almeno 90 giorni prima della data di risoluzione del rapporto di lavoro con i lavoratori interessati. Per l’attestazione dei requisiti dei singoli lavoratori, l’impresa potrà presentare un’autocertificazione, accompagnata dall’accordo collettivo firmato. Una volta accertati i requisiti di uscita prima, per il lavoratore, da parte dell’Inps, l’ammortizzatore pensionistico verrà erogato dall’ Ente agli interessati, per massimo tre anni, e comunque fino a quando si maturerà il diritto a pensione e si inizierà, pertanto, a percepire il normale assegno pensionistico spettante.

DURANTE ANNA MARIA CRISTINA

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