L’informazione sui diritti sociali, la sicurezza sul lavoro.
Martedì 19 maggio 2026, nella Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, a Bari si è tenuto un incontro formativo, promosso dall’Ordine dei Giornalisti dal titolo: “L’informazione sui diritti sociali, la sicurezza sul lavoro”
Il convegno ha affrontato quella che è ormai una tragedia quotidiana: i morti sul lavoro, ed in particolare le norme in materia di sicurezza e infortuni sul lavoro, le malattie professionali, l’impegno per la prevenzione ed infine, non per ordine di importanza, il ruolo del giornalista nel dare l’informazione corretta sui diritti sociali.
La giornata formativa ha messo al centro la sicurezza sul lavoro, le falle del sistema di tutela e il ruolo – spesso dimenticato – dell’informazione come argine contro l’indifferenza. Ad inaugurare i lavori, il presidente dell’Ordine regionale giornalisti della Puglia, Maurizio Marangelli, che ha inquadrato il tema del corso: “soltanto un giornalista più formato e preparato può garantire il dovere della corretta informazione. La sicurezza sul lavoro non è un’emergenza: è una piaga sociale.” I nodi tecnici: quando il corpo si consuma e lo Stato non vede, Previdenza e malattie professionali: l’usura invisibile.Il primo affondo è arrivato dal relatore Luigi Minoia, Segretario Generale del sindacato CONFIL (Confederazione Italiana Lavoratori), esperto di diritto previdenziale, che ha ripercorso la transizione dal sistema retributivo al contributivo, una riforma che ha eroso progressivamente il potere d’acquisto dei futuri pensionati, soprattutto tra i redditi più bassi. Lo stesso Minoia ha poi acceso i riflettori sulle malattie professionali, quelle che non esplodono in un istante come un infortunio, ma scavano lentamente nel corpo dei lavoratori progressivamente. Patologie diffuse in agricoltura, edilizia, artigianato, spesso ignorate o respinte dall’INAIL, costringendo molti lavoratori a ricorsi et perizie sostenute, nei casi più fortunati, dalle organizzazioni serie di volontariato.
La matematica della sofferenza. A dare concretezza ai numeri e a trasformare la statistica in responsabilità civile è stato Antonio Barile, già presidente del patronato INAC e pubblicista, che ha richiamato la categoria al proprio ruolo di “mediatori tra i fatti e la coscienza collettiva”. Barile ha presentato una fotografia impietosa: 1.093 morti sul lavoro in Italia nel 2025, 71 in Puglia, quasi 600.000 denunce tra infortuni e malattie professionali. Numeri che non sono solo cifre, ma “una matematica della sofferenza” che dovrebbe orientare le scelte pubbliche. E invece, ha denunciato Barile, “mentre i lavoratori lottano per il riconoscimento dei propri diritti, l’INAIL accumula 44 miliardi di euro di avanzo liquido depositati in Banca d’Italia. Risorse queste che, almeno in parte, potrebbero finanziare prevenzione, formazione e informazione sui luoghi di lavoro ma che restano congelate da logiche di bilancio statale”. La voce dell’associazionismo, Giuseppe Filannino, presidente dell’associazione Mai Più Vittime sul Lavoro, ha puntato il dito contro una delle storture più ricorrenti dopo ogni tragedia: la retorica delle “denunce” fatte a posteriori da RLS o rappresentanti sindacali. Filannino ha ricordato che “se una carenza viene davvero denunciata, quel luogo di lavoro deve essere chiuso”. Per questo ha invitato i giornalisti a fare ciò che sanno fare meglio: domande tipo “A chi hai denunciato? Quando? Per iscritto? Che risposta hai ricevuto?” Il presidente ha poi richiamato il valore dell’associazionismo come voce libera, nata – nel suo caso – dalla tragedia della Truck Center di Molfetta, dove morirono cinque lavoratori. Da quella ferita è nata un’associazione Mai Più Vittime sul Lavoro che oggi sostiene concretamente le famiglie delle vittime, offrendo supporto medico-legale e libertà d’azione grazie al 5×1000 dei contribuenti alias la collettività. L’appello finale di Filannino è stato rivolto proprio ai giornalisti: solo un’informazione libera, capace di “fare le pulci” a tutti, può contribuire all’obiettivo più ambizioso e più necessario: morti sul lavoro zero!
Demografia, illegalità e welfare: la crisi di sistema. Il quadro si è allargato con l’intervento di RaffaeleLorusso, già segretario nazionale della FNSI. Lorusso ha collegato il tema previdenziale alla crisi demografica ed economica del Paese. “Nel sistema a ripartizione, senza lavoro regolare, non esistono pensioni sostenibili”. L’esempio della categoria dei giornalisti è emblematico. Il fondo INPGI è stato travolto dal calo degli attivi e dall’aumento dei pensionati ed è stato assorbito dall’INPS. La parte finale del seminario ha affrontato la responsabilità dei giornalisti nel raccontare tragedie, inchieste e violazioni della sicurezza. Essenzialità e dignità. Quando si parla di morti sul lavoro, il giornalista deve attenersi ai fatti essenziali, evitare dettagli morbosi, tutelare la dignità delle vittime e dei familiari.La giornata di studio si è conclusa con una verità semplice e implacabile, quasi una lezione sulla matematica civile del lavoro. “Non può esserci pensione senza lavoro, né lavoro senza sicurezza”. La lotta al precariato, le pensioni dignitose tanto difese dalla CONFIL, la prevenzione degli infortuni, le denunce delle malattie professionali, la tutela dei diritti sociali non possono essere slogan da campagna elettorale. Richiedono una visione unitaria di tutti gli attori coinvolti.
Durante A.M. Cristina



