Con il Messaggio INPS n. 128 (2026), l’INPS ha comunicato una notizia che interessa moltissimi lavoratori in difficoltà: il periodo di sperimentazione dell’APE Sociale è prorogato fino al 31 dicembre 2026 e, di conseguenza, sono riaperti i canali per presentare la domanda di riconoscimento delle condizioni, la famosa verifica che serve per accedere al beneficio. Questa proroga è prevista dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), che estende l’applicazione della misura fino al 31 dicembre 2026 per i soggetti che rientrano nelle condizioni indicate dalla norma e al compimento dell’età di 63 anni e 5 mesi più 30 anni di anzianità contributiva (il requisito dei contributi sale a 36 anni o 32 anni in alcune categorie particolari). Se te lo stai chiedendo: sì, l’APE Sociale resta una misura “ponte”, pensata per chi è in situazioni delicate. È una tutela per chi svolge un lavoro che non può più reggere e pensione che non può ancora prendere.
Vediamo quindi, in modo chiaro e pratico, cos’è l’APE Sociale; chi può richiederla nel 2026; quali sono le scadenze; i requisiti; come presentare la domanda; quali errori evitare. L’APE Sociale è l’anticipo pensionistico “ponte” a carico dello Stato, un’indennità erogata dall’INPS che fa appunto da “ponte” verso la pensione. Consente di uscire prima dal lavoro se hai determinati requisiti e rientri in specifiche categorie considerate meritevoli di protezione. In altre parole: non è “pensione piena”, ma un sostegno economico pensato per coloro i quali, per condizioni personali o lavorative, non possono aspettare i tempi ordinari senza danni economici e spesso anche di salute. Massimale erogabile 1.500 euro lordi; 12 mensilità; no rivalutazione annuale. Al compimento dei 67 anni (stante alla data dello scrivente) diventa pensione di vecchiaia con importo preciso (a calcolo) anche sopra i 1.500 euro.
Il punto chiave del messaggio INPS è duplice: proroga al 31 dicembre 2026 del periodo di sperimentazione dell’APE Sociale; riapertura delle domande di “riconoscimento delle condizioni” per accedere alla prestazione.
Questa “domanda di riconoscimento” è lo step che molti sottovalutano. Ma è determinante, serve a far certificare all’INPS che tu rientri davvero in una delle categorie previste. Infatti si compila la richiesta online dei requisiti e poi bisognerà attendere l’esito della domanda da parte dell’ente di previdenza. Nel 2026 possono presentare domanda i soggetti che, nel corso dell’anno, si trovano in una delle condizioni previste dalle lettere a) – d) del comma 179 (normativa di riferimento), cioè:
- Disoccupati che hanno terminato gli ammortizzatori sociali (in sostanza: sei rimasto senza sostegno e non hai più NASpI o altri strumenti “ammortizzanti”);
- Caregiver (chi assiste un familiare in condizioni gravi);
- Invalidi civili con invalidità almeno pari al 74%;
- Addetti a lavori gravosi/usuranti (in base agli elenchi e alle condizioni previste dalla normativa).
Altro passaggio fondamentale, possono presentare domanda anche coloro i quali avevano già perfezionato i requisiti negli anni precedenti e, pur rientrandoci, non avevano inoltrato la domanda. Questo è un paracadute, per chi si è lasciato sfuggire questa occasione, magari per disinformazione, per errori tecnici o perché nessuno gli ha spiegato bene i passaggi. Nel testo INPS viene indicato chiaramente che la misura si applica fino al 31 dicembre 2026 per i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dalla norma e al compimento dell’età di 63 anni e 5 mesi. Tradotto: non basta dire “ho 63 anni”. Conta anche il requisito dei 5 mesi. Sembra un dettaglio, ma è il classico dettaglio che fa respingere una domanda o la fa slittare. Altra cosa importante: le scadenze 2026, le date da segnare in rosso!
Il messaggio INPS ricorda che, per effetto del richiamo normativo, i termini per presentare le domande di riconoscimento delle condizioni sono: 31 marzo 2026;15 luglio 2026; non oltre il 30 novembre 2026.
Questo significa una cosa semplice: non aspettare! Anche se la proroga arriva al 31 dicembre 2026, la finestra utile per la “verifica condizioni” ha scadenze interne e un termine finale al 30 novembre 2026. L’errore più pericoloso: fare la verifica e basta, rischiando di perdere i ratei.
Qui l’INPS è chiarissima: per non perdere i ratei, se al momento della domanda di verifica, sei già in possesso di tutti i requisiti, devi presentare contestualmente anche la domanda di APE Sociale.
Tre esempi pratici: Disoccupato senza ammortizzatori: “Sono rimasto senza NASpI” Nicola ha 63 anni e 6 mesi. Ha finito la NASpI da quattro mesi e non trova lavoro. È in difficoltà economica e non può permettersi mesi “a vuoto”.
Deve presentare la verifica delle condizioni di accesso e preparare subito anche la domanda APE Sociale, se ha già tutti i requisiti, per evitare di perdere ratei o allungare i tempi. Errore da evitare: aspettare “tanto c’è tempo fino a dicembre”, perché i termini di verifica hanno scadenze precise (31/03, 15/07, 30/11) e pure le risorse finanziarie messe a disposizione. Caregiver: “Assisto mia madre, non riesco più a reggere turni e stress”. Anna lavora ancora, ma assiste un familiare con gravi problemi. Il lavoro e l’assistenza insieme stanno diventando insostenibili. Deve verificare se rientra nella categoria caregiver ammessa, raccogliere documentazione e presentare la domanda di verifica ed espettare l’ok dell’INPS. Errore da evitare: fare domanda “a occhio” senza controllare requisito anagrafico completo, senza controllare la durata minima del caregiver (almeno 6 mesi continuativi) e senza impostare correttamente la procedura. Lavoro gravoso/usurante: “Ho fatto anni di mansioni pesanti”. Michele ha lavorato per anni in mansioni fisicamente impegnative. Arrivato a 63 anni e 5 mesi, sente che non riesce più a continuare a lavorare.
Deve presentare la verifica delle condizioni di accesso all’APE Sociale e muoversi entro le finestre 2026. Non deve mai sottovalutare le tempistiche e deve evitare di scoprire a novembre che mancano documenti.
Durante A. M. Cristina



