L’invalidità previdenziale va integrata al minimo, anche se liquidata interamente con il sistema contributivo.
Dichiarato illegittimo un passaggio della riforma Dini (legge 335/1995). Non si può equiparare l’assegno ordinario d’invalidità alle altre pensioni contributive. Sin dalla sua introduzione, ad opera della legge 222 del 1984, l’assegno in questione è sempre stato oggetto di una disciplina più benevola, in quanto il lavoratore a causa di una infermità o difetto fisico e/o mentale, si è visto diminuire, a meno di un terzo, la sua capacità lavorativa. E’ uno stato di bisogno meritevole di particolare tutela. L’integrazione al trattamento minimo spetta quindi anche agli assegni ordinari di invalidità, calcolati anche con il sistema contributivo.
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 94/2025. Secondo i giudici della Consulta, infatti, non ha alcuna incidenza il sistema di calcolo: retributivo, misto o contributivo. L’integrazione al trattamento minimo, istituito con l’art. 6 della legge 638 del 1983, tutela tutti quei pensionati, al di sotto di un determinato limite di reddito, il cui assegno pensionistico non è sufficiente a garantire un a vita dignitosa. E’alla base dell’articolo 38 della Costituzione: un impegno fondamentale dello Stato nel garantire la protezione sociale dei cittadini, soprattutto dei più fragili.
I percettori di AOI sono circa un milione, e a tanti di loro, la sentenza riconosce il diritto a vedersi integrato il proprio assegno fino a 603,40 euro, limiti reddituali personali e coniugali permettendo, però non in forma retroattiva dunque senza arretrati. L’INPS infatti ha fatto presente che una eventuale pronuncia di accoglimento che poi è avvenuta avrebbe prodotto un ingente aggravio per la finanza pubblica, in gran parte connesso con il recupero degli arretrati.
La Corte, osservando che la “tutela aggiuntiva” è finanziata dalla fiscalità generale, come tutte le prestazioni assistenziali; tuttavia, ha deciso di far decorrere gli effetti della sentenza dal giorno seguente a quello della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Durante A.M. Cristina



